Estonia e Tallinn: Storie di un Viaggio Inaspettato

Il cielo di Estonia. Ed è subito Fiorella Mannoia. 
In data 11 Giugno 2016 sono sbarcata a Tallinn, Estonia, con due valigie, uno zaino e la prospettiva di un tirocinio di tre mesi. Idee o aspettative sul posto ridotte quasi a zero, se si esclude una generica sensazione positiva scorrendo vedute aeree di un centro storico medioevale su Google. Sono arrivata in una giornata di pioggia e vento sferzante, e Tallinn mi ha accolto con il completo grigio delle grandi occasioni. Del mio primo giorno ricordo un senso di spaesamento completo, e un abbraccio rassicurante dal mio irriducibile compagno, accompagnato da frasi come "dai, vedrai che sarà fantastico". 
Aveva ragione oltre ogni mia possibile aspettativa. 

Nei giorni e mesi seguenti il cielo si è aperto e chiuso di nuovo molteplici volte: ho visto la luce alle due di notte, come ho visto piovere in orizzontale. 
Ho bevuto birra e Vana Tallinn con gente da numerose parti del mondo, accomunati da un senso di sorpresa e improbabilità dell'essere finiti in questo angolo di mondo; molti innamorati senza rimedio, come me. 
Ho ascoltato le melodie dei musicisti di strada di Tallinn, dal suonatore di bicchieri a quello specializzato in assoli metal con chitarra elettrica, e le tante lingue che mi hanno girato intorno: estone, russo, turco, olandese, spagnolo, italiano, misticanze di inglese. 
Ho camminato sull'imperdonabile lastricato del centro storico di Tallinn, sulle vecchie rotaie della stazione abbandonata di Haapsalu, e nello stagno di Muraka, dove la vegetazione priva di suolo affonda con il rumore di risucchio di una spugna fradicia. 

Ora, mentre guardo il sole tramontare sui tetti di Francoforte dalla finestra dell'appartamento del mio compagno, mi riempio di nuovo la mente di questi ricordi, gli occhi del cielo estone, le orecchie del caleidoscopio linguistico, la bocca del gusto di Saku Modu e mele selvatiche e i piedi ancora dolgono del ricordo di quel maledetto lastricato. 
Ora è il momento di raccontare, perché solo con il racconto l'amore sopravvive alla lontananza. 

Tallinn dalla cima della torre del Municipio.
Agosto: falò per la fine dell'estate. Sullo sfondo, la prigione abbandonata di Patarei.
All'ombra delle locomotive sovietiche, Haapsalu.
Lo stagno di Muraka come la tavolozza di Gauguin
L'uomo dei bicchieri: peccato che la musica non si senta da una foto.



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